News della Bottega
La Bottega di Nicolai riceve un importate onorificenza, in occasione del T2000 organizzato a Roma il 15 e il 16 giugno 2024 la Fit – Federazione Italiana Tabaccai, durante la cerimonia di consegna delle onorificenze “T d’Onore”, ha premiato anche la Tabaccheria della Bottega di Nicolai.
Il tabaccaio di Chia Nicolai Dalmazio ha ricevuto il “T d’Onore” di 1° grado con la seguente motivazione: “Con spirito di attaccamento al lavoro si è prodigato per lungo tempo nella gestione della rivendita, dando prova di un’attività apprezzata e meritata” per gli oltre 40 anni di attività dietro il bancone.
La rivendita N.9 di Soriano nel Cimino situata nella Frazione di Chia fu aperta dalla famiglia Nicolai agli inizi del 1900 e da allora prosegue la sua attività da ben 4 generazioni, è la 3°onorificenza dopo quella del 1963 data a Nicolai Romolo con il T d’onere di 3° grado ed il riconoscimento di Bottega Storica del Lazio.
Che cos’è il “T d’Onore” ?
La storia dell’onorificenza FIT della “T d’Onore”, nata nel lontano 1959 per consolidare lo spirito associativo dei tabaccai alla Federazione Italiana Tabaccai e per riconoscere loro l’attività svolta nell’ambito della rivendita o in campo sindacale, prosegue ancora oggi nella tradizione di sempre.
Il primo Regolamento promulgato il 31 agosto di quell’anno è sostanzialmente ancora oggi quello che, con lo stesso spirito, regola i requisiti per poter richiedere l’ambito riconoscimento.
Dalla prima “Manifestazione della T d’Onore” (tenutasi a Como il 14 maggio 1959 per tutti i rivenditori delle province insistenti nell’allora Compartimento FIT di Como) ad oggi ben 12.596 distintivi e diplomi sono stati consegnati ai rivenditori per mano dei rappresentanti sindacali FIT (a tutti i livelli) o dei rappresentanti istituzionali.
12.596 onorificenze che – scorrendo lo speciale ”Albo d’Onore” istituito da Regolamento – se in alcuni casi ricostruiscono la storia delle rivendite con l’avvicendamento generazionale nelle stesse, testimoniano tutte, sicuramente e comunque, la storia dei tabaccai.
12.596 onorificenze per le quali “La Voce del Tabaccaio”, nella varie vesti susseguitesi nel tempo, ha sempre dato e continua a dare risalto – come doveroso verso i colleghi insigniti – con la pubblicazione di specifici articoli sulle occasioni di consegna.
www.tabaccai.it
La Bottega di Nicolai situata nel centro storico di Chia frazione del Comune di Soriano nel Cimino è tra le due attività commerciali del Comune che sono state inserite nell’Elenco Regionale delle botteghe e delle attività storiche della Regione Lazio “annualità 2023”, ufficializzato dall’ente regionale nei giorni scorsi.

La Bottega di Nicolai, che da generazioni si occupa di Alimentari e Tabacchi. Fondata agli inizi del ‘900 da Nicolai David, ha mantenuto intatta la sua tradizione nel corso degli anni. Situata nel cuore del centro storico di Chia, la bottega è un punto di riferimento per i residenti e i visitatori che desiderano scoprire l’autenticità ed i Sapori locali delle Botteghe di una Volta.
L’elenco è stato pubblicato, unitamente alla Determinazione 31 luglio 2023, n. G10514 , sul bollettino ufficiale della Regione Lazio n. 67 del 22.08.2023.
Che cos’è una Bottega Storica
In base alle Legge della Regione Lazio n.1/2022 sono definite Botteghe Storiche:
a) i locali storici, locali e botteghe connotati da valore storico-artistico e architettonico, destinati ad attività di commercio, somministrazione, artigianato, artistiche o miste, compresi cinema, teatri, librerie e cartolibrerie, svolte continuativamente anche da soggetti diversi e in modo documentabile da almeno settanta anni;
b) i locali storici tradizionali, individuati ai sensi dell’articolo 52, comma 1 bis, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137) e successive modifiche;
c) le botteghe d’arte e di antichi mestieri, botteghe nelle quali sono svolte, in modo documentabile da almeno cinquanta anni, attività artistiche consistenti in creazioni, produzioni e opere di elevato valore estetico, comprese quelle che richiedono l’impiego di tecniche di lavorazione tipiche della tradizione regionale, e attività artigiane e commerciali che hanno conservato antiche lavorazioni, prevalentemente manuali, e tecniche di produzione derivanti da tradizioni, usi o culture locali che rischiano di scomparire, ivi comprese le attività di restauro dei beni culturali e degli oggetti d’arte, dell’antiquariato e da collezione;
d) le attività storiche e tradizionali, attività di commercio e somministrazione in sede fissa, artigianato, artistiche o miste, compresi cinema, teatri, librerie, cartolibrerie ed edicole, svolte, in modo documentabile, continuativamente, nel medesimo locale, da almeno cinquanta anni, con la stessa tipologia di vendita, somministrazione o lavorazione e di cui siano mantenute l’identità e le caratteristiche originarie dell’attività, restando ininfluenti l’eccellenza degli arredi, il valore storico, artistico, architettonico della
L’Elenco Regionale delle botteghe e delle attività storiche della Regione Lazio
L’inserimento nell’Elenco Regionale delle botteghe e delle attività storiche della Regione Lazio. Questo riconoscimento rappresenta un importante passo avanti nella valorizzazione dell’artigianato e delle Botteghe locali e nella promozione delle tradizioni della zona. L’inserimento nell’elenco regionale garantisce alla bottega una maggiore visibilità inoltre rappresenta una sorta di catalogo delle eccellenze artigiane del territorio, che possono essere visitate dai turisti e dagli appassionati del settore per scoprire le peculiarità e le tradizioni locali. La Bottega di Nicolai è dunque una tappa obbligatoria per chi vuole conoscere e assaporare i sapori Locali della Tradizione.
Legge regionale 10 febbraio 2022 n. 1, Disciplina per la salvaguardia e la valorizzazione delle botteghe e
attività storiche, R.R. 11 agosto 2022 n. 11 Regolamento di attuazione e integrazione della L. r. n. 1/ 2022.
Istituzione dell’Elenco regionale delle botteghe e attività storiche della Regione Lazio. 22/08/2023 – BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE LAZIO – N. 67 Ordinario
I “parmigiani” non sono tutti uguali, anzi non ce n’è uno che sia uguale ad un altro – ecco perché è un formaggio da esplorare.
Storia e significato di Parmigiano
Il Parmigiano Reggiano è un formaggio antico, prodotto dal Medioevo nei monasteri benedettini e cistercensi di Parma e Reggio Emilia e ancora oggi si fa così, in una sola zona dell’Emilia, solo con latte della zona d’origine, caglio naturale, sale, senza l’aggiunta di additivi e conservanti (proibiti per il Parmigiano Reggiano). Le vacche possono alimentarsi solo con foraggi locali, prodotti secondo il metodo tradizionale dell’essiccazione (la fienagione) ed è severamente proibito l’uso di foraggi fermentati come gli insilati di mais, molto diffusi. Eccoli i punti che accomunano ben 350 piccoli caseifici artigianali che lavorano con il latte, rigorosamente crudo, di circa 3000 agricoltori.
Tabella nutrizionale
Il Parmigiano Reggiano è un formaggio 100% naturale composto per il 30% da acqua e per ben il 70% da sostanze nutritive.
Per un adulto che segue una dieta sana ed equilibrata di 8400kJ/2000 kcal una porzione di Parmigiano Reggiano di 25 g copre il 36% del fabbisogno di calcio e il 24% del fabbisogno di fosforo.
Una buona parte della componente nutritiva è rappresentata dalle proteine (32 g per 100 g di prodotto).
Naturalmente privo di lattosio
“Il Parmigiano Reggiano è naturalmente privo di lattosio. L’assenza di lattosio è conseguenza naturale del tipico processo di ottenimento del Parmigiano Reggiano. Contiene galattosio in quantità inferiori a 0,01g/100g”.
Questa la dicitura che è possibile mettere in etichetta sulle confezioni di Parmigiano Reggiano, in seguito alle decisioni del dicastero della Salute.
Infatti, nel giugno 2016, il Ministero della Salute ha emanato una circolare (n° 24708) in cui autorizza l’impiego di una dicitura apposita per rivendicare la naturale assenza di lattosio nei prodotti lattiero-caseari. Ed è lo stesso Ministero che ha quindi definito una dicitura applicabile ai formaggi con un contenuto di lattosio inferiore a 0,1g/100g.
Vi sono condizioni microbiologiche naturali per cui il lattosio è assente nel Parmigiano Reggiano, fin dai primi giorni.
Il lattosio è uno zucchero, normalmente presente nel latte. Nel processo di produzione del Parmigiano Reggiano il lattosio viene fermentato dalla microflora di batteri lattici nelle prime 48 ore successive alla lavorazione. E’ la cosiddetta fermentazione lattica, durante la quale i batteri lattici, che si trovano naturalmente nel latte, trasformano quindi lo zucchero lattosio in acido lattico nei primi due giorni della produzione.
Nella nostra Bottega potete trovare Parmigiano Reggiano selezione con stagionature Oltre 40 MESI, il più Digeribile e per questo adatto ad ogni età!
Il Parmigiano con oltre 40 mesi di stagionatura si presenta più asciutto, friabile e granuloso in cui le note di spezie risultano predominanti. Il suo gusto deciso e ricco di aromi lo rende ottimale in abbinamento a qualche goccia di aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia, come condimento esalta i sapori di ogni primo piatto. Il suo gusto lo rende un ottimo compagno servito in accompagnamento a frutta secca, noci , fichi , nocciole e prugne secche .

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Secondo alcuni nasce alla corte di Luigi XIV, ma fu nel capoluogo piemontese che, negli anni ’20, si mise a punto il macchinario per crearlo. E, fin da subito, con la sorpresa dentro
Se a Natale abbiamo la sfida tra panettone e pandoro, a Pasqua la domanda è solo una: fondente o al latte? Si perché il protagonista assoluto – ovvio per i bambini, a volte inconfessabile per i grandi – della festa è lui: l’uovo di Pasqua. Ma da cosa deriva la tradizione e dove nasce l’utilizzo del cioccolato?
Pasqua vuol dire anche uova di cioccolato con una sorpresa all’interno.
Apparentemente questa tradizione non ha nulla a che fare con il resto della festività religiosa e in effetti il percorso che porta dalla tradizione cristiana alle uova di cioccolato è piuttosto tortuoso. Ma prima di arrivare al cioccolato bisogna fare un passo indietro e spiegare cosa c’entrano le uova con la Pasqua.
Pasqua e le uova
Sull’uovo come simbolo cristiano di vita e di Resurrezione – e, prima ancora, elemento sacro di numerosi culti pagani.
I primi ritrovamenti di uova decorate con motivi astratti risalgono a un sito archeologico in Sudafrica. In questo sito gli archeologi ritrovarono alcuni frammenti di uova di struzzo vecchie di 60 mila anni e decorate con motivi astratti – le uova erano probabilmente utilizzate come recipienti per l’acqua. Nei millenni successivi l’uovo di struzzo è sempre rimasto piuttosto diffuso. Nelle tombe di grandi civiltà del passato (come antichi egizi e sumeri) gli archeologi ne hanno ritrovato frammenti decorati o riproduzioni in oro ed argento.
La tradizione di decorare uova passò poi ai primi cristiani che pitturavano le uova di rosso, per ricordare il sangue di Cristo, e le decoravano con croci o altri simboli (una tradizione che dura ancora oggi nei paesi ortodossi e cristiano-orientali). La simbologia dell’uovo per i primi cristiani era abbastanza evidente: dall’uovo nasce la vita che a sua volta veniva associata con la rinascita del Cristo e quindi con la Pasqua.
Tra i sovrani e nelle corti aristocratiche si affermò poi la moda delle uova rivestite d’oro e pietre preziose, come le famose uova Fabergé donate nel 1883 dallo zar Alessandro III alla zarina Maria.
Ma quando è nato l’uovo di Pasqua che tutti conosciamo, ossia quello di cioccolato?
In Italia l’usanza di mangiare uova durante il pranzo di Pasqua è diffusa ovunque, particolarmente al Centro.
Benché i primi “prototipi” fossero stati allestiti già alla corte di Luigi XIV, l’uovo di Pasqua moderno fu un’idea di alcuni maestri cioccolatai torinesi all’inizio del ‘900. E non è un caso. Dopo la Scoperta dell’America e di quell’amarissima bevanda maya, fu proprio una spagnola, la duchessa di Caterina, moglie del duca Emanuele Filiberto di Savoia, a portare il cacao a Torino. Nella città piemontese, un secolo dopo, nascerà la prima cioccolateria d’Italia. E, nel 1806, nasceva il gianduia. L’invenzione del cioccolato al latte si deve invece agli Svizzeri, che con la prima industrializzazione si buttarono a capofitto su questo prodotto scalzando i maestri cioccolatieri italiani e francesi. La risposta italiana, per, non si farà attendere. Nel 1922, a Perugia, nascono infatti i Baci, inizialmente chiamati “Cazzotti”.
L’ invenzione degli stampi di casa Sartorio
Negli stessi anni, però, a Torino nasceva l’uovo di Pasqua. La genesi di questo dolce è stata ricostruita da Mario Marsero, storico delle industrie dolciarie piemontesi, nel libro Dolci delizie subalpine. Dopo i primi prototipi francesi, già nel 1725 la vedova Giambone, titolare di una bottega nell’attuale via Roma, ebbe l’idea di riempire i gusci vuoti delle uova di gallina con della cioccolata. Ma fu negli anni ’20 del XX secolo la Casa Sartorio di Torino brevettò un sistema per modellare con il cioccolato le forme vuote: “Gli stampi a cerniera chiusi e posti nella macchina, subiscono un movimento di rotazione e rivoluzione mediante il quale la pasta in essi contenuta si distende uniformemente su tutta la superficie interna. Dopo il raffreddamento le forme si tolgono intere, variandone lo spessore a seconda della quantità di pasta che si introduce negli stampi”, recitava già una pubblicazione del 1926. L’introduzione della sorpresa avviene già nel 1925, dapprima animaletti in zucchero o confetti, poi regali sempre più costosi epreziosi. Già nel 1927 le uova di Pasqua di cioccolato a Torino erano di gran moda, e da allora il loro successo non si è più fermato, fino al boom del Secondo Dopoguerra.
Dal Genio Italiano Pasqua tutto l’anno.
Forse non è un caso che il famoso ovetto Kinder sia nato proprio in Piemonte, nel 1974Michele Ferrero, disse ai suoi collaboratori: “Sapete perché ai bambini piacciono tanto le uova di Pasqua? Perché hanno le sorprese dentro… allora, sapete che cosa dobbiamo fare? Diamogli la Pasqua tutti i giorni”. E non è un caso nemmeno che l’uovo di Pasqua di cioccolato sia un’usanza tipicamente italiana, mentre nel Nord Europa e nei Paesi anglosassoni solitamente si preferisce il coniglio di cioccolato, considerato antico simbolo di fertilità nei mesi primaverili.
Che siano dipinti a mano o realizzati con oro e gioielli, gli ovetti di Pasqua sono ancora oggi una tradizione che non può mancare sulle tavole e nelle case di tutto il mondo.
e non possono mancare le 𝐔𝐨𝐯𝐚 𝐝𝐢 Cioccolato si ma artigianali della 𝐓𝐮𝐬𝐜𝐢𝐚 di diverse dimensioni, peso e tipologia di cioccolato 😋😋😋
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❇️ 𝑪𝒊𝒐𝒄𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐 𝒂𝒍 𝑳𝒂𝒕𝒕𝒆
❇️ 𝑪𝒊𝒐𝒄𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐 𝑬𝒙𝒕𝒓𝒂 𝑭𝒐𝒏𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆

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